ode alla vita

Ode alla vita


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Pablo Neruda (Poesie d'amore e di vita, 2001)

scusate non avevo inviato l'ode alla vita Buona lettura e riflessione

Anna Rita

8 commenti:

  1. TROVARE LA GRAZIA IN SE STESSO. Bella, bellissima frase...e credo il fulcro di tutto il nostro modo di vedere e vivere la vita. Riuscire ad averla e a sentirla veramente ci aiuterebbe a realizzare tutto quello che scrive Neruda, a vivere e non sopravvivere!
    Rosaria

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  2. Personalmente credo che il tutto si riduca a non essere disposti a rinuniciare a quello che abbiamo; siamo cosi abituati ad avere paura che non abbiamo il coraggio di rischiare....
    FRED
    PS Sono felice di aver finamento letto uno spunto di riflessione su queste pagine. Grazie Annarita

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  3. Quando quello che abbiamo l'abbiamo costruito noi, da soli, è certamente difficile rinunciare e rischiare....comunque...tutto questo "decidere sul da farsi" non può farci che bene! E' uno stimolo al miglioramento.
    Saluti Rosi

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  4. essere se stessi ,non lasciarsi assorbire dall'egoismo imperante,dare spazio alla fantasia, alla possibilità di guardare l'altro negli occhi e comunicare una propria paura o speranza,osservare il mondo con gli occhi di un bambino, con la stessa voglia di scoprire cose nuove,avere pazienza, SPERARE E NON DISPERARE è, secondo me,il messaggio di Neruda
    Anna Rita

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  5. fantastico. Pensate che questa poesia accompagna spesso le mie giornate: è scritta e custodita affianco al mio computer e poichè ogni mattina facciamo uso di questa macchina, la leggo ogni giorno.
    Sono d'accordo su tutti i vostri commenti, ma cara Anna Rita e cari tutti, essere se stessi, guardare l'altro negli occhi e comunicare una propria paura o speranza,osservare il mondo con gli occhi di un bambino, con la stessa voglia di scoprire cose nuove,avere pazienza, è una visione candida della vita, e secondo me bisogna essere meno candidi. A me piace essere così, ma forse bisogna essere < candidi. La purezza d'animo, la sensibilità,non accomunano tutti gli uomini anzi non è data a tutti la comprensione.
    Alessandra

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  6. Pare che l'argomento susciti particolare interesse.
    La cosa più interessante però è che in realtà c'è gran voglia di esprimersi sui temi che non sono legati alla realtà di tutti i giorni... insomma sembra che ci sia fondalmentalmente voglia di evasione dalla realtà... nell'impossibilità di far diventare la propria vita una viaggio....

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  7. mi spiace ma non sono d'accordo, se alla vita togliamo la poesia ,l'ingenuità degli occhi di un bambino,se guardiamo il mondo in modo disincantato, pensando di difenderci dagli altri ,allora non c' è niente altro da fare!!
    rispondo con un'altra poesia ,questa di Pavese,dalla profonda tristezza ed altrettanta profondità invitando, a chi la legge, a commentarla
    Ciao
    Anna Rita

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  8. Lo steddazzu

    L'uomo solo si leva che il mare è ancor buio
    e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
    sale su dalla riva, dov'è il letto del mare,
    e addolcisce il respiro. Quest'è l'ora in cui nulla
    può accadere. Perfino la pipa tra i denti
    pende spenta. Notturno è il sommesso sciacquío.
    L'uomo solo ha già acceso un gran fuoco di rami
    e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
    tra non molto sarà come il fuoco, avvampante.

    Non c'è cosa piú amara che l'alba di un giorno
    in cui nulla accadrà. Non c'è cosa piú amara
    che l'inutilità. Pende stanca nel cielo
    una stella verdognola, sorpresa dall'alba.
    Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
    a cui l'uomo, per fare qualcosa, si scalda;
    vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
    dov'è un letto di neve. La lentezza dell'ora
    è spietata, per chi non aspetta piú nulla.

    Val la pena che il sole si levi dal mare
    e la lunga giornata cominci? Domani
    tornerà alba tiepida con la diafana luce
    e sarà come ieri e mai nulla accadrà.
    L'uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
    Quando l'ultima stella si spegne nel cielo,
    l'uomo adagio prepara la pipa e l'accende.
    Cesare Pavese
    bY Anna Rita

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CFS?