C.F.S.? (Cosa facciamo stasera): CINEMA TROVATELO E ANDATELO A VEDERE

CINEMA TROVATELO E ANDATELO A VEDERE

SPETTACOLI & CULTURA

La pellicola di Giorgio Diritti è diventata un fenomeno cinematografico
Uscita in sole quattro copie a maggio, resiste nelle sale di sei città"Il vento fa il suo giro", film "povero" premiato dal passa parola del pubblico.
Budget di 480 mila euro, attori non professionisti, dialoghi in tre lingue e un tema di grande attualità, il difficile inserimento di uno straniero .
di LAURA SALVAI



"Il vento fa il suo giro", film "povero" premiato dal passa parola del pubblico'
GIRATO in una sperduta valle del Piemonte, con un budget talmente limitato che gli attori stessi e la troupe hanno contribuito a finanziarlo, Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti, uscito a maggio in sole quattro copie e costato appena 480 mila euro, è stato da subito ignorato dalla grande distribuzione, per i soliti motivi: un regista poco conosciuto, un cast di attori non professionisti e in gran parte sopra i sessant'anni, dialoghi in tre lingue (occitano, francese e italiano), sottotitoli, una location rustica tra greggi di capre e borgate di montagna in abbandono. C'era da aspettarsi un flop, invece Il vento si è rivelato un fenomeno del cinema d'autore. Tre mesi dopo l'uscita nelle sale ha avuto 38.000 spettatori (come se fosse andato a vederlo l'intera città di Spoleto) e una permanenza record nelle sale: 140 giorni di proiezione a Torino, 100 a Milano, 100 a Roma. E Il vento continua il suo "giro" in sei città italiane, sorretto dal tam tam degli spettatori e da un tema d'attualità: il difficile inserimento di uno straniero in una piccola comunità.



"È un grande risultato per un film italiano", dice Simone Bachini dell'AranciaFilm, coproduttore e distributore della pellicola. "Per ottenerlo abbiamo dovuto inventarci una strategia diversa da quella della distribuzione ufficiale, che promuove ogni film nello stesso modo. Abbiamo stabilito contatti con le associazioni di cinema, le sale autonome, le manifestazioni culturali, e tutte le realtà che potevano essere interessate a diffondere il film. Siamo andati ai festival, alle presentazioni e ovunque ci fosse il modo di incontrare il pubblico".

Questo lavoro sul campo ha dato un esito interessante: alcune sale, come il Centrale di Torino, hanno tenuto il film per un lungo periodo, confortate dalla presenza costante di spettatori. "Ricevevamo fin dal mattino decine di telefonate di persone che ci chiedevano se lo proiettavamo ancora. Erano interessati a vederlo perché ne avevano sentito parlare da altri", dice Gaetano Renda, proprietario del Centrale, che ha proposto il film senza interruzione dal 4 maggio al 6 ottobre. "È un film che stimola la riflessione, diverso dal cinema di consumo a cui siamo ormai abituati. Racconta con semplicità una storia forte, e il pubblico all'uscita sente il bisogno di parlarne".

Il vento fa il suo giro affronta con sguardo lucido diversi temi che non hanno ancora avuto in Italia (e forse neanche in Europa) un'adeguata elaborazione: lo spopolamento delle montagne, la difficoltà di accettare lo straniero, la chiusura delle piccole comunità. La storia è presto detta. Un pastore francese arriva con la moglie e i tre figli in un paesino dell'Alta Val Maira in provincia di Cuneo. È un ex professore che ha scelto di vivere in montagna e di dedicarsi alla produzione di formaggi. La discreta accoglienza iniziale da parte dei pochi abitanti del paese si trasforma presto in diffidenza e infine in ostilità. È difficile per la gente del posto accettare l'idea che un "forestiero" possa riuscire dove loro hanno fallito. Il film mostra l'abbandono delle borgate montane, ridotte ad agglomerati di seconde case, mentre l'attività produttiva si svolge in pianura, nelle stalle moderne prefabbricate tipiche del paesaggio padano.

Il film è girato in una valle alpina del Piemonte dove si parla occitano (una lingua di origine provenzale), ma potrebbe anche essere ambientato in Abruzzo o in Sardegna. Ovunque in Italia ci sono borghi in declino che non riescono a trovare una nuova identità, e che nello stesso tempo faticano ad accettare l'inserimento degli stranieri. Forse è per questo che il film piace a Torino come a Roma. E potrebbe piacere anche a Palermo, quando ci arriverà.

TROVACINEMA: LA SCHEDA DEL FILM
(13 ottobre 2007)