C.F.S.? (Cosa facciamo stasera): Colori del Cinema: Persepolis

Colori del Cinema: Persepolis




Venerdì, 20 giugno 2008 - ore 20.30
presso la Libreria Masone di Benevento

l'evento si svolgerà, all'aperto, presso il cortile della libreria masone


Gruppo Avellino/Benevento

Persepolis
Film d'animazione (2007, 95 min., Francia) di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi

Tratto dal fumetto di Marjane Satrapi.
L'infanzia della scrittrice a Teheran dalla fanciullezza durante la rivoluzione islamica alle bombe del conflitto Iran/Iraq, dall'insofferenza per il velo alla scelta di emigrare in Francia
.



Progetti di Emergency in Sudan
Intervento di Monica Sebillo - Emergency Gruppo AV/BN


Presentazione della campagna di consumo critico

T-World - il mondo a favore di Tibet/Tienanmen/Taiwan
a cura della Rete Arcobaleno Benevento

Segue Aperitivo del territorio
informazioni 347.7530489
"Colori del Cinema" è un'iniziativa a cura della Rete Arcobaleno Benevento - 329.2323910

T-World - il mondo a favore di Tibet/Tienanmen/Taiwan


Campagna:
- per l'indipendenza, religiosa e/o politica, del Tibet;
- per l'applicazione in cina della libertà d'espressione e di stampa, dei diritti umani, della tutela dei lavoratori e della salvaguardia ambientale;
- per la non annessione di Taiwan alla cina.

Come strumento, proporsi una pratica quotidiana che tenga conto di questi punti:
- NO agli acquisti di prodotti realizzati nella RPC (Cina);
- NO alla visione delle Olimpiadi 2008;
- NO all'informazione (televisiva e sulla carta stampata) relativa alle competizioni svolte durante le Olimpiadi 2008;
- NO agli acquisti, per 4 anni, delle marche che sponsorizzano le Olimpiadi 2008;
- NO agli acquisti delle marche che collegano la loro immagine alle Olimpiadi 2008;
- NO al turismo in cina.
L'economia sovranazionale condiziona i governi occidentali, imbavagliandoli sulle questioni sociali e ambientali cinesi.
I singoli individui occidentali, tramite la stessa economia, possono condizionare il governo cinese.
Le microscelte economiche, se responsabilmente realizzate dal singolo cittadino nella pratica quotidiana del consumo, sommate a quelle degli altri individui, sono capaci di condizionare l'economia e la politica cinese, senza che i nostri governi e le nostre imprese debbano subire ritorsioni del governo cinese.

Nel 1950 la Repubblica Popolare Cinese invase il Tibet.
L'invasione e l'occupazione del Tibet costituirono un inequivocabile atto di aggressione e violazione della legge internazionale.
Il Dalai Lama, capo politico e spirituale del Tibet, tentò una pacifica convivenza con i cinesi, ma le mire colonialiste della Cina diventarono sempre più evidenti. La sistematica politica di sinizzazione e sottomissione del popolo tibetano segnò l'inizio della repressione cinese cui si contrappose l'insorgere della resistenza popolare. Il 10 Marzo 1959 il risentimento dei tibetani sfociò in un'aperta rivolta nazionale. L'Esercito di Liberazione Popolare stroncò l'insurrezione con estrema brutalità uccidendo, tra il marzo e l'ottobre di quell'anno, nel solo Tibet centrale, più di 87.000 civili. Il Dalai Lama, seguito da circa 100.000 tibetani, fu costretto a fuggire dal Tibet e chiese asilo politico in India dove fu costituito un governo tibetano in esilio fondato su principi democratici. Attualmente, il numero dei rifugiati supera le 135.000 unità e l'afflusso dei profughi che lasciano il paese per sfuggire alle persecuzioni cinesi non conosce sosta.
In Tibet, a dispetto delle severe punizioni, la resistenza continua.

La violazione dei Diritti Umani in Tibet
Nel 1959, 1961 e 1965, le Nazioni Unite approvarono tre risoluzioni a favore del Tibet in cui si esprimeva preoccupazione circa la violazione dei diritti umani e si chiedeva "la cessazione di tutto ciò che priva il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani e delle libertà, incluso il diritto all'autodeterminazione". A partire dal 1986, numerose risoluzioni del Congresso degli Stati Uniti, del Parlamento Europeo e di molti parlamenti nazionali hanno deplorato la situazione esistente in Tibet e all'interno della stessa Cina ed esortato il governo cinese al rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche. Malgrado gli incessanti appelli della comunita internazionale:
il diritto del popolo tibetano alla libertà di parola è sistematicamente violato.
Miglialia di tibetani sono tuttora impriogionati, torturati e condannati senza processo. Le condizioni carcerarie sono disumane.
Le donne tibetane sono costrette a subire involontariamente la sterilizzazione e l'aborto.
I tibetani sono perseguitati per il loro credo religioso.
Monaci e monache sono costretti a sottostare a sessioni di rieducazione patriottica, a denunciare il Dalai Lama e a dichiarare obbedienza al Partito comunista.

IL 14 MAGGIO 1995, LA SCOMPARSA DEL PANCHEN LAMA.
Gedhun Choekyi Nyima, 11° Panchen Lama del Tibet, fu rapito dalle autorità cinesi, assieme ai suoi genitori, il 14 maggio 1995, all'età di appena sei anni. Nel 1996 il governo cinese ha ammesso di detenerlo in "custodia preventiva" e a nulla sono valse le innumerevoli richieste di notizie sulle sue condizioni di salute e sul luogo della sua detenzione avanzate, nel corso degli anni, da numerosi governi, organizzazioni a salvaguardia dei diritti umani e dalle Nazioni Unite.

Il Panchen Lama è uno dei più importanti leader religiosi tibetani. Al suo posto, le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno designato un altro ragazzo, Gyaltsen Norbu, che cresce e studia a Pechino sotto lo sguardo vigile degli organi del Partito. Spesso appare in manifestazioni pubbliche a fianco dei leader cinesi.

IL 19° ANNIVERSARIO DEL MASSACRO DI PIAZZA TIEN AN MEN

Ricorre il 4 giugno 2008, il diciannovesimo anniversario del massacro di Piazza Tian An Men. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 il regime comunista di Pechino represse nel sangue la rivolta dei studenti e lavoratori cinesi. Vi furono da 2600 a 3000 morti ed un numero imprecisato di feriti. La lotta spontanea fu definita un semplice "complotto controrivoluzionario" e per sedarla furono impiegati l'esercito e 200 carri armati. Il massacro fu universalmente condannato e alcuni stati deliberarono l'imposizione di sanzioni. L'Unione Europea decretò l'embargo della vendita di armi alla Cina, provvedimento, almeno sulla carta, tuttora in vigore.
In un comunicato, l'organizzazione Human Rights Watch così afferma: "Nel 19° anniversario del massacro di Piazza Tien An Men, il governo cinese dovrebbe dare prova concreta di aver migliorato il poprio livello di rispetto dei diritti umani prima dei Giochi Olimpici rilasciando i 130 prigionieri che da allora sono ancora ingiustamente privati della loro libertà". "Le autorità cinesi" - ricorda inoltre il comunicato - "continuano a perseguitare i sopravvissuti, le loro famiglie e tutti coloro che contestano la versione ufficiale dei fatti".
A Dharamsala la ricorrenza del 4 giugno sarà ricordata dai tibetani con una veglia a lume di candela e la proiezione del documentario "Tien An Men: the Gate of Heavenly Peace", che si terrà nei pressi dello Tsuglagkhan, il principale tempio della cittadina. Un volantino, distribuito ai rifugiati dagli organizzatori della manifestazione, recita: "Il 4 giugno è per la Cina ciò che il 10 marzo è per il Tibet".
http://www.italiatibet.org/