C.F.S.? (Cosa facciamo stasera): Mercoledì Arci: Religious

Mercoledì Arci: Religious

Un film di Larry Charles. Con Bill Maher Titolo originale Religulous. Documentario, durata 101 min. - USA 2008

Bill Maher è un comico da noi poco conosciuto ma che negli Stati Uniti è da quasi vent'anni uno dei più noti protagonisti dei late night shows. Uno stand-up comedian che da sempre rivolge gran parte dei suoi monologhi verso una totale demitizzazione dei dogmi delle varie religioni del mondo, ogni volta demistificati attraverso lo strumento dell'ironia e rese vittime sacrificali delle sue caustiche punchlines. Accompagnato dal regista di Borat, Larry Charles, e dalla sua troupe, Maher compie un viaggio intorno al mondo intervistando vari esponenti di numerose religioni, da quelle più assurde ed improbabili che si annidano nell'entroterra americano, fino ai credo più istituzionalizzati e perciò considerati inviolabili. Politici e artisti devoti vengono ascoltati, anche addetti di un parco a tema della Florida inequivocabilmente chiamato “The Holy Land”. A questi Maher oppone in ogni occasione il suo personale credo del “dubbio” e della dissacrazione. 
Se si sospende per un attimo l'essenza del lavoro sul metalinguaggio che la categoria del “mockumentary” (il falso documentario) implica per necessità, Religiolus può essere a suo modo considerato un “mock-documentary”, nel senso più letterale del termine: quello di un documentario che elegge il verbo “to mock” a vero e proprio principio ispiratore. D'altronde lo stesso titolo originale (Religulous) è un gioco linguistico e al tempo stesso una precisa dichiarazione d'intenti: si tratta di un documentario con un fine marcatamente canzonatorio, quello di mettere in ridicolo lo stesso concetto di religione. E Maher è il portavoce ideale di tale tipo di operazione. Motivato da una saggezza epicurea e da una retorica voltairiana, il comico americano parte da un principio incontrovertibile: la ratio deve sempre dominare sulla religio, la saggezza immanente deve sempre risultare superiore ad ogni superstizione trascendente. Maher e Charles avvalorano tale ipotesi partendo dal dato storico che le religioni non solo sono state per millenni “oppio dei popoli” per eccellenza, ma anche causa, supporto o giustificazione per guerre, eccidi, soprusi e morte. Molte delle domande che Maher pone in questo documentario, fra un'intervista e uno sfottò con questo e quell'esponente religioso, sarebbe opportuno sentirle fare un po' più spesso al di fuori di una sala cinematografica, visto che quel che vi è all'esterno è un mondo che troppo spesso impone politicamente, culturalmente e storicamente l'idea di religione come “religione di stato”, punto di vista unico sulle cose e sulla natura. 
Il vero problema che un film come Religiolus pone, va al di là dei contenuti che promuove. Il film è poco più di un divertente e lungo spot in favore dell'agnosticismo, una forma di propaganda satirica che, sebbene parli ad una minoranza silenziosa che riguarda almeno il 10% di persone che abitano questo mondo, resta pur sempre propaganda mutuata sul linguaggio dell'infotainment televisivo. Contagiati così da una sindrome che vede in Michael Moore uno dei principali portatori virali, Maher e Charles non permettono alcuna dialettica possibile con lo spettatore, non invitano ad alcuna speculazione o riflessione che non finisca che con l'accentrarsi su di un cieco dibattito fra opposizioni stagne. Chi ride “con Maher”, ride perché il film ha il merito di interpretare il suo pensiero attraverso il filtro dell'ironia; chi ride “di Maher” (oppure non ride proprio), lo fa appellandosi alla faziosità, se non all'offesa o al dileggio personale. Il tutto nel nome di una crociata che vede scontrarsi senza riserve, da una parte e dall'altra, atei e devoti, pii e miscredenti, razionalisti e spiritualisti, iconoclasti ed iconofili, angeli e demoni. Ognuno diviso su posizioni che mai, neanche di fronte ad un giudizio universale, potranno incontrarsi.