C.F.S.? (Cosa facciamo stasera): febbraio 2010

LUIDIG: Presentazione della libreria

domenica 28 febbraio 2010

Lerka Minerka: M.te Accellica

Domenica 28 Febbraio 2010



M.te Accellica " Monti Picentini" da Piani di Giffoni


Appuntamento:
Bar Gavio - San Giorgio del S. Bn ore 7.45
Piazza - Giffoni Valle Piana Sa ore 9.15


Diff. E - Dislivello circa 900 m


Note: sul sentiero è possibile che troviamo la presenza di neve, quindi è necessario avere scarponi impermeabili e abbigliamento idoneo per la neve.

Solot: Antonio Rezza "Io"

Sabato 27 Febbraio Ore 21.00
Teatro Comunale

IO
COMO POCO INNANTO TRA CLAMORI E VANTO L'IDEA DELL'AVVENTURA PORTA LA MENTE A VITA DURATURA

Flavia Mastrella e Antonio Rezza
con
ANTONIO REZZA
quadri di scena Flavia Mastrella (mai) scritto da Antonio Rezza
assistente alla creazione Massimo Camilli disegno luci Maria Pastore

 
Il radiologo esaurito fa le lastre sui cappotti dei pazienti mentre un essere impersonale oltraggia i luoghi della provenienza ansimando su un campo fatto a calcio.
Io cresce inumando e disumano, inventando lavatrici e strumenti di quieto vivere.
Il radiologo spossato avvolge un neonato con l'affetto della madre, un individualista piega lenzora a tutto spiano fino ad unirsi ad esse per lasciare tracce di seme sul tessuto del lavoro.
Tre persone vegliano il sonno a chi lo sta facendo mentre il piegatore di lenzora, appesantito dal suo stesso seme, scivola sotto l'acqua che si fa doccia e dolce zampillare.
Io mangia la vita bevendo acqua rotta che è portavoce dell'amaro nascere, il piegatore di lenzora parte per la galassia rompendo l'idillio con il tessuto amato.
Si gioca all'oca, parte il dado di sottecchio, Io si affida alla bellezza del profilo per passare sotto infissi angusti. Ogni tanto un torneo, un uomo che cimenta in imprese impossibili ma rese rare dalla sua enfasi, un ufo giallo scrutante esseri e parole, un visionario vede vulva nelle orecchie altrui. E Io, affacciato sul mondo terzo dove scopre che, tra piaghe e miseria, serpeggia l'appetito non supportato dalla tavola imbandita. Infine la catastrofe: Io si ridimensiona... Como poco innanto tra clamori e vanto così l'idea dell'inventura porta la mente a vita duratura.
SCENA E STRUTTURA
Anche questo allestimento scenico si avvale dei quadri di scena o teli intesi come arte.
Le scene sono coinvolte completamente nell'azione drammaturgica, la struttura è di metallo sottile, sostiene i teli che, disposti in vari piani, risentono del movimento del corpo...
Tutto barcolla. Il colore dei quadri si espande, il metallo si insinua nella stoffa, i cambiamenti di scena frequenti rinnovano in continuazione l'andatura cromatica. Il giallo, il rosso, il blu di vari tessuti e intensità rispondono in modo diverso alla luce che ne esalta inoltre le diversità della trama. I verdi in velo, i bianchi di seta, rete o traforati, compatti o trasparenti coprono il corpo rivelandone i contorni; i quadri mutanti hanno vita breve e vengono abbandonati in terra formando macchie colorate sparse in un mondo buio. La simmetria non esiste, le forme giocano in verticale, i personaggi siano essi solitari o raggruppati, risultano sempre simpatici e vittime di un'agglomerazione.
PREZZI BIGLIETTI: Intero PLATEA/PALCHI CENTRALI €. 12,00
ridotto PALCHI LATERALI €. 9,00
biglietteria dalle ore 17.00 al Teatro Comunale
per informazioni www.solot.it info@solot.it 0824/47037

Non Solo Libri: " O' Cecato"

venerdì 26 febbraio 2010

Venerdì 26 febbraio alle ore 17, presso la Biblioteca Provinciale “A. Mellusi” di Benevento, prenderà il via la seconda edizione della rassegna “Nonsololibri”, promossa dall’associazione Sanniopress Onlus con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura della Provincia di Benevento ed il sostegno di Eurogronde, Banca del Lavoro e del Piccolo Risparmio, Aesse Stampa, Piscina Solaria e Messaggio d’Oggi.



Il primo appuntamento in programma prevede la presentazione del libro “O’ Cecato” di Daniela De Crescenzo (editore Tullio Pironti). Un testo che narra di un killer che terrorizza la Campania. Il suo nome è Giuseppe Setola, ma i suoi complici lo chiamano ‘O cecato. Carabinieri e polizia gli danno la caccia, ma lui riesce a scappare lasciando una scia di morti dietro di sé. Fugge in skateboard attraverso le fogne, ruba auto e corre sui tetti. Uno dopo l’altro cadono pentiti e commercianti che si rifiutano di pagare il pizzo, extracomunitari e spacciatori. Per sfuggirgli si consegna allo Stato il manager dei rifiuti Gaetano Vassallo, che racconta come per trent’anni, con la complicità di politici e funzionari corrotti, la camorra ha devastato le terre, le acque e i cieli della Campania.



Oltre alla giornalista del Mattino, Daniela De Crescenzo (autrice del libro), interverranno Gabriele Corona (presidente dell’associazione Altrabenevento), Gianluca Aceto (assessore all’Ambiente della Provincia di Benevento) e Francesco Maria Guadagno (preside della facoltà di Scienze dell’Università del Sannio). Modererà Billy Nuzzolillo (presidente dell’associazione Sanniopress Onlus).

Art'Empori: “Quella notte alla Diaz. Una cronaca del G8 a Genova”

, venerdì, 26 febbraio 
presentazione e mostra del graphic novel di Christian Mirra
alla Libreria Masone BN


Mercoledì Arci: A Single Man

Mercoledì 17 febbraio
Cinema San Marco Benevento

Un film di Tom Ford. Con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena. Drammatico, durata 95 min. - USA 2009. - Archibald Enterprise Film uscita venerdì 15 gennaio 2010.


Los Angeles, 1962. George Falconer è un uomo solo. Professore inglese di letteratura all'università, George ha perso in un incidente il compagno amato da sedici anni. Incapace di reagire al lutto e all'afflizione, riordina carte, oggetti e sentimenti e decide di togliersi la vita con un colpo di pistola. Proveranno a “ripararlo” e a trattenerlo sul baratro, Charley, una vecchia amica delusa e disillusa, e Kenny, uno studente disponibile e sensibile. Spiegati i missili nucleari a Cuba e puntata l'arma alla tempia, la “crisi” pubblica e privata è destinata a esplodere o a rientrare.
Una cravatta, un paio di gemelli, un paio di scarpe, una lettera, due lettere, un vestito regalato e poi indossato, un libro mai chiuso, un disco ascoltato: oggetti scoperti dalla macchina da presa di Tom Ford, abbandonati nelle inquadrature come indizi, tracce, segni, impronte del destino. Quello di un uomo rimasto solo con ciò che resta di ogni storia e di ogni amore, non il corpo di chi li ha vissuti e consumati ma le cose che lo hanno messo in comunione con l'altro da sè. Lo stilista statunitense che ha rilanciato le case di moda Gucci e Yves Saint Laurent debutta alla regia, impeccabile come un paio di Oxford lucidate a specchio.
Trasposizione del romanzo omonimo di Christopher Isherwood, A single man è un film di oggetti, colori, spazi, suoni, che funzionano come “luoghi” in cui le vite si incrociano e si separano, in cui il desiderio ha lavorato e continua a lavorare, raccontando dentro un frammento tutte le storie (d'amore) possibili, tutte le storie del mondo. Sospeso dentro l'ultimo giorno di un uomo e dentro la perfezione formale del suo décor, A single man è un mélo intessuto di atti mancati e infiniti (rim)pianti. Fermamente agganciato a un presente che non ha alternative, nel (melo)dramma di Ford la dialettica dei sentimenti resta prigioniera di malinconiche allucinazioni retrò o di fughe in avanti verso un tempo scaduto. Il professore di Colin Firth, portatore di un dolore universale, vive (e muore) nell'attesa del ricongiungimento all'amato. I due amanti sono corpi a distanza destinati a riunirsi in un bacio e dentro una fotografia che riesce a scolpire i colori anche nel buio e nel fuori fuoco. Il lutto è allora lo spirito della scena, espresso in termini di dolore e obbediente all'imperativo melodrammatico della dismisura, degli eccessi e delle ferite.
Senza esaurire i contenuti nel glamour di superficie, A single man si sottrae alle polarizzazioni manichee del melodramma, riuscendo emotivamente ancora più insostenibile. La “guerra fredda” che ossessionava gli americani negli anni Sessanta è sgelata e infiammata dalla fotografia di Eduard Grau e dalla musica (addizionale) di Shigeru Umebayashi (In the Mood for Love), sublimi orchestratori di note e luci, ossessionati, come il protagonista, dalla bellezza e dall'armonia perduta. Colin Firth, lubrificato dalle lacrime, è un corpo assediato da un sentimento di resa e agitato da pulsioni di morte, che si rivela parlando e patendo dentro gli abiti di Tom Ford.
È l'uomo solo che non rifiuta mai la gioia e neppure la sofferenza. L'attore inglese lascia magnificamente affiorare la verità del personaggio, abbandonando la pesantezza della corporeità e facendosi assolutezza del sentire, offrendosi come frontiera dell'amore e aspettando la morte sazio di vita.

EPT: Dimore storiche in terra di lavoro e nel Sannio




La mostra, che fa seguito a un percorso iniziato l’anno scorso alla Reggia di Caserta dalla Sopraintendenza, resterà aperta al pubblico presso la sede della soprintendenza ai beni culturali nell'ex convento San Felice, Viale Atlantici fino al 19 Marzo, dal lunedì al venerdì, dalle 9,30 alle 12,30 ed è a ingresso gratuito.



Tra le dimore storiche del Sannio in mostra figurano il Palazzo Sabariani di Benevento, il Palazzo Iazeolla di San Giorgio la Molara, Villa Collenea, Villa Rotondi, Masseria Corvacchini e Masseria Cardone di Benevento, La Torre Colombaia di San Nicola Manfredi, la Torre di Buonalbergo, Masseria Don Marco di Pietrelcina e la Torre di Montesarchio.

Mama's Live: Ondanueve - Romanticamente ROCK

domenica 14 febbraio

Romanticamente rock



Il quartetto Ondanueve reinterpreta i classici del pop-rock con violini, viola e violoncello. Una serata unica in cui è possibile anche scegliere un menu speciale dedicato agli innamorati.
Ingresso gratuito , si consiglia la prenotazione al 3299439840

Mercoledì Arci: Soul Kitchen

mercoledì 10 febbraio

Ad Amburgo, un cuoco di origine greca, Zinos, gestisce un infimo ristorante denominato Soul Kitchen. La clientela abituale sono i rozzi abitanti della periferia, interessati solo a tracannare birra e ingurgitare piatti surgelati o preconfezionati. Dentro e fuori dal Soul Kitchen ruota tutto il microuniverso di Zinos e relativi problemi: l'ambiziosa e viziata fidanzata Nadine è una giornalista rampante in partenza per la Cina, il fratello Illias un ladruncolo in libertà vigilata con il vizio del gioco, la cameriera Lucia è aspirante artista che vive in un appartamento occupato abusivamente e un vecchio compagno di scuola, Neumann, è disposto a tutto pur di comprare il locale e rilevarne il terreno. Un'ernia al disco improvvisa impone a Zinos delle sedute di fisioterapia e gli inibisce l'uso cucina, così che viene assunto un nuovo cuoco esperto di haute cuisine che, dopo uno scetticismo iniziale, trasforma il ristorante in un locale molto in voga capace di offrire buon cibo e musica soul.
Fatih Akin è un abile deejay del mondo del cinema, un giovane autore che ha saputo costruire un suo linguaggio melodico a partire da un'antologia di stili della New Hollywood di Scorsese, Schlesinger e Bob Rafelson. Questa eredità del cinema americano moderno, con la quale aveva finora raccontato i margini di una società multiculturale in pieno dissidio, pervade anche nell'atmosfera conviviale e disinvolta di Soul Kitchen. Cimentandosi con una vera commedia edificante, il giovane regista turco-tedesco mette da parte il tema del viaggio e delega il percorso di emancipazione sociale e di ricerca delle origini, alla musica (come nel documentario Crossing the Bridge) e all'elogio dell'edonismo.
Akin pone attenzione ai corpi e ai loro bisogni primari: dal cibo al sesso, dall'alcool alla danza (passando per il mal di schiena), così che i suoi personaggi, liberati dalla necessità di affrancarsi dal proprio retaggio culturale, agiscono nel nome di un puro principio di piacere. Allo stesso modo, punta all'occhio e al ventre dello spettatore: costruisce il suo film come un piatto sofisticato di nouvelle cuisine, o meglio, come una playlist di musica accattivante, facendo molta attenzione a creare mediante una serie di gag fisiche una sinergia fra movimenti dei personaggi, movimenti di macchina e ritmo dei brani della colonna sonora. È una strategia molto furba e molto ricercata, elaborata da un regista che ha già compreso le tendenze del nuovo cinema della post-globalizzazione (vedi The Millionaire): le storie che intrecciano società multietniche, una regia dinamica, buona musica e un lieto fine sono destinate a vendere (e incassare) in tutto il mondo.


Un film di Fatih Akin. Con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Anna Bederke, Pheline Roggan. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 99 min. - Germania 2009. - Bim

Mercoledì Arci: il riccio

Mercoledì 3 febbraio
Un film di Mona Achache. Con Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride. continua» Titolo originale Le hérisson. Drammatico, durata 100 min. - Francia, Italia 2009. - Eagle Pictures
Renée è la portinaia di un elegante palazzo parigino, popolato da ricchezza e vacuità. Introversa e scontrosa, dietro la porta e i vetri della sua "cella", pratica la solitudine e la lettura dei classici. Coltissima concierge, appassionata degli amanti di Tolstoj e delle sorelle (Munekata) di Ozu, Renée ha cinquantaquattro anni, un gatto e un segreto doloroso mai rivelato. L'arrivo in rue Manuel di monsieur Ozu, un ricco giapponese dal cuore nobile, e la disarmante intelligenza di Paloma, figlia dodicenne di genitori ottusi, eluderanno le spine e riveleranno "l'eleganza del riccio". Allo stesso modo, la guardiola di Renée diventerà per Kakuro e Paloma luogo di sospensione e altrove in cui riparare e pescare "un sempre nel mai".
Perde "l'eleganza" nel titolo e diventa un film il caso letterario del 2007, che vanta ristampe, premi letterari e centinaia di migliaia di copie vendute. Il riccio della debuttante Mona Achache sfida l'immaginario dei lettori, incarnando sullo schermo i personaggi letterari (e amati) di Muriel Barbery e il suo racconto intimo, chiuso in un condominio e in atmosfere di acceso lirismo. La generosità narrativa dell'autrice cede il passo nel film a una sorta di diario intimo simile a quello redatto dalla Paloma letteraria e mutuato in immagini attraverso una vecchia videocamera.
La giovane protagonista depone allora penna e calamaio e filma in modo pregnante tutto quello che le rende la vita intollerabile e l'idea del suicidio ammissibile. Ad arginare la sua ossessione e a canalizzare la sua intelligenza, indirizzandola verso una sana realizzazione, saranno la concierge di Josiane Balasko (quella che si nasconde) e il gentiluomo nipponico di Togo Igawa (quello che si dichiara), voci adulte e segnate da ferite profonde che riecheggiano lungo le scale, dentro gli ascensori, dietro alle pareti.
Renée e Kakuro insegneranno alla bambina i segreti della vita, attraverso un rapporto pedagogico di continua e affettuosa interrogazione e adottando quella "distanza amorosa" che permette di vedere bene e di prendersi cura dell'altro. Allo stesso modo l'entrata in scena e nella vita ripiegata di Renée dei due eccentrici inquilini disporrà altrimenti la sua esistenza, aprendola finalmente all'azione. Paloma e Kakuro, non soggetti per natura (quella dei bambini) e cultura (quella orientale) a pregiudizi o sovrastrutture, scoprono e danno nuova attenzione alla bellezza di Renée, esplorandone la profondità e l'affettività. Il corpo morbido e abbondante della Balasko diviene il set d'elezione dove la regista francese racconta la parabola malinconica eppure mai completamente disperata di una donna invisibile.
L'esordiente Achache coglie il cuore de "L'eleganza del riccio", l'elegia dell'ascolto dell'altro che avvia il dinamismo emozionale e permette la vita, ma anche i suoi limiti, un esasperante esibizionismo culturale e una storia compiaciuta della propria sottigliezza, che confeziona meticolosamente e inverosimilmente "caso", dialoghi e monologhi. Il film come il romanzo rivela magnifici lampi nel grigio, che ci sollevano dalla mediocrità del cinema e delle letteratura contemporanea ma che non bastano a proiettarci al livello delle sue esperienze più dense di significato