Visualizzazione post con etichetta Cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cinema. Mostra tutti i post

Rosebud: INCONTRO CON I REGISTI DEL CINEMA ITALIANO

mercoledì 9 MAGGIO alle ore 19.55 
Il Cinema San Marco, in collaborazione con l’associazione Rosebud
la Rete degli Spettatori (promossa dai “100 Autori”), 

presenta

"INCONTRO CON I REGISTI DEL CINEMA ITALIANO"


Si inaugurerà il primo “Incontro con i Registi del Cinema Italiano” con il film:
LA-BAS, di Guido Lombardi

Interverrà al DIBATTITO in sala il regista

Da Roma verrà UN TEAM della ‘Rete degli Spettatori’ che FILMERÀ L'INTERO EVENTO ed intervisterà i telespettatori in sala. QUESTO VIDEO sarà PROIETTATO al prossimo FESTIVAL DI VENEZIA (inizio settembre), in una ‘SERATA EVENTO’, come presentazione di questa nuova Associazione cinematografica dei 100 Autori, e sarà visibile anche sul nuovo sito dell’associazione ‘Rete degli Spettatori’.

Textures Collettiva Contemporanea: RASSEGNA CINEMATOGRAFICA Textures Film

lunedì 5 - 23 aprile 2012 
Teatro Comunale Airola (Liceo Classico A.Lombardi), Largo Angelo Raffaele Capone

Textures Collettiva Contemporanea, con il patrocinio del Comune di Airola, l’assessorato alla cultura e la Pro Loco organizza “Textures Film”, rassegna di cinema d’Autore. 

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA Textures Film


Sette film, sette occasioni imperdibili per vedere o rivedere lungometraggi che rappresentano la massima espressione del cinema contemporaneo, tanto da essere già diventati classici imperdibili.
Un percorso stimolante ed originale, una programmazione che abbraccia il meglio degli autori e dei registi degli ultimi anni, ideata per divertire ed appassionare.


RASSEGNA CINEMATOGRAFICA Textures FilmPROGRAMMA:


05 MARZO: BASTARDI SENZA GLORIA (Quentin Tarantino)

12 MARZO: L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL (Jean-Pierre Jeunet)

19 MARZO: L'UOMO SENZA SONNO (Brad Anderson)

26 MARZO: MACHETE (Robert Rodriguez)

02 APRILE: IL CIGNO NERO (Darren Aronofsky)

16 APRILE: INCEPTION (Christopher Nolan)

23 APRILE: PARTO COL FOLLE (Todd Phillips)

info e abbonamenti:

textures@live.it
www.facebook.com/texturescollettiva

Bar Roma, Via Roma, Airola (BN)
Bar Friends, C.so Montella, Airola (BN)

Effetto Kuleshov: Il Mulino del Cinema

sabato 14 gennaio 2012 - giovedì 12 aprile 2012 

Effetto Kuleshov
presenta

Il Mulino del Cinema 


Interverranno Leonardo Lardieri, Michele Moccia, Umberto Rinaldi, Michele Salvezza, Paolo Speranza
Idea e coordinamento: Marialaura Simeone
in collaborazione con I Quaderni di Cinema Sud diretti da Paolo Speranza e con la Solot-Compagnia di Teatro Stabile di Bn


Appuntamenti

Mulino Pacifico:
14 gennaio Mimmo Calopresti La maglietta rossa 17:00
18 febbraio Giovanna Taviani Fughe e approdi 18:00
Cinema Massimo:
1 marzo Pippo Mezzapesa Il paese delle spose infelici 21:00
12 aprile Francesco Bruni Scialla! 21:00

Ingresso Mulino Pacifico 3.00 euro
Ingresso Cinema Massimo 4.00 euro
Abbonamento 4 eventi 10.00 euro

maggiori info:http://www.effettokuleshov.blogspot.com/

Rosebud San Marco: MUSICAL FILM FESTIVAL

Ubicazione: Via Traiano, 2-40, 82100 Benevento BN, Italia
18 novembre 2011 - 17 febbraio 2012 ora 21.15 
al Cinema San Marco

Rosebud San Marco
presenta 

MUSICAL FILM FESTIVAL 
Un excursus tra i più grandi classici del Musical, dagli anni ’30 ai nostri giorni.

INGRESSO 1 FILM 3 € - INGRESSO 2 FILM 5 € - ABBONAMENTO 10 FILM 20 €
Info: 3452130120 - 0824/43101 (mercoledì, venerdì, sabato, domenica ore : 19.30/23.00) -cinemasanmarco@gmail.com

Caff’Emporio: Cort’Ap e CinemaCittà

Ubicazione: Viale dei Rettori, 71, 82100 Benevento BN, Italia
Dal 20 ottobre 2011 al 23 febbraio 2012: ogni giovedì, ore 19.00

Caff’Emporio della Libreria Masone Benevento
presenta

Cort’Ap, rassegna di cortometraggi
proiezioni di corti con aperitivo del territorio

CinemaCittà
mostra fotografica di Alessandro Caporaso sui cinema indipendenti e di città


Prenderà il via, giovedì 20 ottobre, alle ore 19.00, presso il Caff’Emporio della libreria Masone Alisei di Benevento, “Cort’Ap, rassegna di cortometraggi con aperitivi del territorio” organizzata da CineFort Fest, b Magazine ed Art’Empori.

Il mulino del cinema: "Ma che storia"

venerdì 1 aprile · 18.30 - 21.30

Il mulino del cinema
presenta

Ma che storia 
di Gianfranco Pannone


Lo sguardo sulla storia d’Italia attraverso il cinema che ha caratterizzato i primi due incontri si conclude con il documentario “Ma che storia” di Gianfranco Pannone. Prodotto da Cinecittà Luce, il documentario si avvale di una straordinaria e preziosa iconografia sull’Italia (quella del popolo, del lavoro, ma anche della sua immensa tradizione culturale), musicata dalla colonna sonora di Ambrogio Sparagna, che offre una lettura critica ma al tempo stesso rispettosa e partecipe del primo secolo e mezzo di storia unitaria. Sarà presente l’autore introdotto dalla storica Elisabetta Landi. Parteciperà alla serata lo scrittore, poeta e regista Franco Arminio, che attraverso la sua Irpinia ha saputo raccontare con poetico realismo un’Italia che da paesaggio reale si fa paesaggio interiore.

Solot e Il mulino del cinema Incontro con Ugo Gregoretti e proiezione di Omicron

sabato 12 marzo · 18.30 - 21.30

Solot e Il mulino del cinema 
presenta
 Incontro con Ugo Gregoretti e
 proiezione di Omicron

Mulino Pacifico
Appio Claudio Benevento, Italy


Primo appuntamento de Il Mulino del Cinema promosso dalla Solot Compagnia stabile di teatro in collaborazione con Quaderni di cinema sud. Il 12 marzo sarà ripercorsa la poliedrica attività di Ugo Gregoretti, intellettuale particolarmente caro al pubblico beneventano, dagli anni '60 alle ultime “fatiche” registiche. Il boom economico, il consumismo, il lavoro in fabbrica saranno i temi portanti che verranno affrontati attraverso la visione di “Omicron” (1963), splendida satira fantascientifica e il racconto dello stesso Gregoretti sui documentari “Apollon, una fabbrica occupata” (1969) e “I nuovi angeli” (1962).
Una splendida occasione per ripercorrere quegli anni con chi li ha vissuti ma soprattutto li ha raccontati con tocco originale.

Istituto San pio da Pietrelcina: “DALLA LETTERATURA AL CINEMA"

venerdì 25 febbraio - venerdì 18 novembre

ISTITUTO COMPRENSIVO
"SAN PIO DA PIETRELCINA"
Scuola Media 
in Viale Europa PIETRELCINA,

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA 
“DALLA LETTERATURA AL CINEMA"
Ingresso libero previa iscrizione

Per le iscrizioni rivolgersi alla sottoscritta via mail (facebook) o al 3333368691
Film in programma:

  • 1860 di Blasetti da G. Mazzucchi
  • Il gattopardo di Visconti da Tomasi di Lampedusa
  • La grande guerra di Monicelli da Maupassant e Jahier
  • Cristo si è fermato ad Eboli da C. Levi
  • Il giardino dei Finzi Contini di V. De Sica da G. Bassani
  • I bambini ci guardano di V. De Sica da C.G. Viola
  • Il cammino della speranza di P. Germi da N. De Maria
  • Il conformista di B. Bertolucci da A. Moravia
  • Rocco e i suoi fratelli di Visconti da Testori
  • Il deserto dei tartari di Zurlini da Buzzati
  • In un mondo migliore di Susanne Bear dal romanzo omonimo 
  • La sposa in nero di F. Truffaut da Woolrich 
  • 2001 Odissea nello spazio di S. Kubrick da A. Clarcke 
  • Colazione da Tiffany di B. Edwards da T. Capote
Ogni film sarà introdotto da una breve analisi (sul genere, sul passaggio dal testo al film, sull’uso delle inquadrature, montaggio ecc...).

Mercoledì Arci: Io sono l'amore

mercoledì 10 novembre

Mercoledì Arci
Cinema San Marco presenta

Io sono l'amore

Un film di Luca Guadagnino. Con Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono. Commedia,Ratings: Kids+16, durata 120 min. - Italia 2009. - Mikado

Emma è la moglie "straniera" e composta di Tancredi Recchi, influente esponente dell'alta borghesia industriale lombarda. Sposati senza amore, Emma e Tancredi vivono tra agi e ipocrisie in una grande villa nel cuore di Milano insieme ai loro tre figli: Elisabetta, Edoardo e Gianluca. Prossimo al padre per cinismo e concretezza, Gianluca si distingue dai suoi fratelli, sensibili e idealisti come Emma, che veglia amorevole sulla loro felicità precaria. Edoardo, orgoglio della madre, delude invece le aspettative del padre ripiegando sulla gestione di un ristorante bucolico in società con Antonio, un giovane chef di talento e di bassa estrazione sociale. L'ingresso in scena di Antonio sovvertirà equilibri e destini con la forza e la "portata" dell'amore.
L'orrore di molto cinema italiano sta nel mettere frequentemente in scena la borghesia come unica depositaria dell'umano: middle class compiaciuta e paga di sé. Correva questo rischio Io sono l'amore di Luca Guadagnino, invece, pur partendo da quell'angolo limitato di osservazione e attraverso le vicende umane e professionali di una famiglia di industriali milanesi, racconta la borghesia senza assolverla.
Con "cento colpi di spazzola" e con la regalità diafana di Tilda Swinton, il regista palermitano licenzia adolescenti pruriginosi e prove di immaturità, muovendosi con proprietà estetica ed eleganza formale nella Milano decadente degli dei caduti di Visconti. Peccando di intenzionale manierismo, Guadagnino guarda all'universo truccato delle classi privilegiate e segue le vicende umane di un gruppo di famiglia in un interno milanese, "raffreddato" dalla neve e dalle ipocrisie affettive che governano i Recchi e riempiono le loro stanze sovraccariche e opulenti.
Dentro una villa che congela e impedisce sentimenti e movimenti del cuore, entra impetuosamente colui che "è l'amore", colui che porta con sé, per nascita e per vocazione, il principio di natura, la fiamma e gli ingredienti in grado di recuperarli all'emozione. Soltanto Edoardo e l'esotica ed estraniata padrona di casa risponderanno a quel richiamo, spostandosi emotivamente e fisicamente lontano da Milano. Su una piana ligure sopra il mare di Sanremo, Edoardo sperimenta l'amicizia ed Emma il vero amore, riacquistando la sua identità nazionale svenduta per una nuova e innaturale posizione sociale.
Tilda Swinton, abbagliante e (co)stretta negli abiti borghesi, è ancora una volta musa sensibile dell'autore che, con un preciso sezionamento del corpo, scompone la sua bellezza in dettagli, lasciando intatta la resa unitaria della figura altera e intera e cogliendo particolari significanti (accessori e novakiane acconciature a spirale) di un personaggio ridestato all'amore.
Un film che apre e chiude esibendo beffardo la menzogna della rappresentazione e della natura umana.

Festival del Cinema dei Diritti Umani - 3a edizione

martedì 9 alle 10.30 - 16 novembre alle ore 23.30

Festival del Cinema dei Diritti Umani 
3a edizione


Proiezioni accompagnate da incontri, dibattiti, reading e concerti sui diritti universali organizzati da decine di associazioni in sale non convenzionali, biblioteche, università e scuole.
Tra i numerosi ospiti, testimoni di diritti calpestati provenienti da 7 paesi del mondo, autorevoli giornalisti e sociologi.
Un grande evento di chiusura presentato dai giornalisti Enzo Nucci e Cecilia Rinaldini. Proiezione del work'n'progress dell'ultimo film di Franco Taviani che presiederà anche la giuria del concorso cinematografico.

L'agenda del festival la trovate su www.cinenapolidiritti.it

Mercoledì Arci: Affetti & Dispetti (La Nana)

mercoledì 3 novembre

Mercoledì Arci
Cinema San Marco presenta

Affetti & Dispetti

Un film di Sebastián Silva. Con Catalina Saavedra, Claudia Celedón, Mariana Loyola, Alejandro Goic, Anita Reeves. Titolo originale La Nana. Commedia, durata 95 min. - Cile, Messico 2009. - Bolero


Raquel è l'introversa e bizzosa domestica dei Valdés, una famiglia benestante che da vent'anni occupa tutti i suoi pensieri fino all'emicrania. E sono proprio le sue dolorose e frequenti cefalee a preoccupare la padrona di casa, che ritiene opportuno affiancarle una seconda cameriera. Convinta che il provvedimento della signora Valdés possa minacciare il suo ruolo e il suo regno domestico-affettivo, Raquel si accanisce sulle ignare aspiranti, intralciandone il
lavoro e chiudendole letteralmente fuori dalla porta e dalla vita dei 'suoi cari'.
Ricoverata in ospedale dopo un collasso fisico ed emotivo, viene provvisoriamente rimpiazzata da Lucy, una giovane donna esuberante che non tarderà a farsi amare dai Valdés. L'offensiva della domestica storica non risparmierà nemmeno la nuova arrivata, che metterà in atto però un inedito quanto efficace contrattacco. Approvata e infine accreditata, Lucy vincerà il cuore di Raquel, rivelandone la dolcezza e muovendola alla vita.
Opera seconda e 'a colori' di Sebastián Silva, 'Affetti & dispetti' è una commedia domestica centrata sulla famiglia, valore centrale e formidabile collante sociale per i popoli latini, e colma di emozioni finemente descritte. Dopo il debutto in bianco e nero ('La Vida me Mata'), il regista cileno racconta il suo paese e la sua giovane democrazia attraverso i vincoli affettivi e di classe dei protagonisti.
La dinamica, almeno quella di partenza, è quella classica padrona-serva: Pilar Valdés è la madre borghese e colta di quattro figli che coniuga lavoro e famiglia dentro la sua lussuosa villa, Raquel è la sua domestica da due decenni, ne ha cresciuto i figli e con il suo proletario senso pratico fa fronte alle faccende casalinghe. La prima parte del film documenta allora le tappe di questa relazione e il vincolo di necessità ma pure di affetto sincero che tanti anni di
convivenza hanno instaurato tra le due donne. Inibita e chiusa al mondo e alle persone, la Raquel ordinaria e straordinaria di Catalina Saavedra (premiata al Sundance e blasonata al Torino Film Festival) è sullo schermo una presenza misurata ma non meno capace di suscitare sfumature di intenso sentimento.
Caduta in uno stato di profonda depressione, cui cerca di far fronte nel modo a lei più congeniale, riordinando la cucina, rigovernando le stanze da letto e disinfettando i servizi, 'la nana' recupererà la condizione fisica e il valore dei rapporti umani nella seconda metà del film e nel confronto con la nuova domestica. Sarà lei a vedere chiaramente oltre l'intrattabilità, lei a interrogare la rassegnazione di una vita tribolata, lei, ancora, ad invitare la collega e l'amica
ad amare di nuovo, a conoscere altri suoni, altri odori, altri corpi, altri amici, altre famiglie. 'Affetti & dispetti' è una commedia di costume che ha i suoi momenti più interessanti negli spazi chiusi ma che si risolve e risolve la protagonista scorrendo all'esterno, dove la vita di Raquel riprende letteralmente a correre.

Guarda il trailer

Mercoledì Arci: Somewhere

mercoledì 20 ottobre

Cinema San Marco Benevento

Somewhere

Un film di Sofia Coppola. Con Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Karissa Shannon, Kristina Shannon. Drammatico, durata 98 min. - USA 2010

Johnny Marco vive in un appartamento dell'hotel Chateau Marmont. Tra spettacoli erotici di dubbia eleganza e avventure amorose brevi e disimpegnate , trascorre le giornate in un'apatia ovattata e silenziosamente distruttiva. L'inaspettata permanenza della figlia Cleo impone un cambiamento nel ritmo quotidiano dell'attore. Videogiochi, nuotate, esposizioni al sole e un'incursione alla serata dei Telegatti italiani riempiono le giornate dei due famigliari. L'equilibrio apparente dura fino alla partenza di Cleo per il campeggio. E il ritorno alla vita di Johnny.
Dopo il pernottamento a Tokyo di Lost in Translation, Sofia Coppola sposta l'attenzione su un altro hotel, il famoso Chateau Marmont, residenza alternativa di molte star hollywoodiane. Siamo a Los Angeles, in un posto riconoscibile e leggendario, ma i luoghi del film (stanze, piscine, studi televisivi) sono fondamentalmente ‘non luoghi', ambienti senza radici, che, allo stesso tempo, assumono il ruolo di deposito di emozioni forti ma taciute. Le abitudini edoniste del protagonista assicurano l'illusione del successo ma sono così portate all'estremo da trasformare l'eccitazione in indifferenza. Lo sguardo sottile della regista (anche sceneggiatrice del film) ci introduce al personaggio con delicata tenerezza. Non condanna la sua pacata amoralità né giudica l'impacciata ricerca di incontri sessuali; preferisce invece svelare la sostanziale cifra di quei comportamenti, drammaticamente sconsolati e privi di vitalità. Lo stile di ripresa, fatto di lunghi silenzi, inquadrature ferme (dove spesso è uno zoom lentamente graduato ad avvicinarsi al soggetto) e piani-sequenza densi di suggestioni, mettono in luce le contraddizioni esistenziali di Johnny. La regista mostra gli opposti in gioco con un senso dell'ironia seduttivo. L'arrivo discreto della figlia scombina questo piano narrativo e diventa lei la responsabile della riconquista emotiva del padre. È la piccola Cleo il personaggio attivo che ‘pattina' con grazia sulla strada sottosopra del genitore. 


Il circuito chiuso della scena iniziale, dove una Ferrari corre in moto perpetuo, è la rappresentazione visiva dell'aridità umana dell'attore. La scarsità di parole dei dialoghi bilancia la ruvidità del rombo del motore o del chiasso delle festicciole private, per dire che l'affetto, per manifestarsi, non ha bisogno di fare rumore. Il cinema della Coppola, ancora una volta, predilige l'omissione alle dichiarazioni esplicite e in questa rarefatta rinascita del rapporto tra padre e figlia chiede agli attori una gestualità posatissima ma, al tempo stesso, ricca di microespressioni che svelano l'amarezza interiore. Il trash abbonda (l'Italia televisiva è un paese dal quale scappare di corsa) e si insinua nelle camere d'albergo come nell'intimità delle persone, ma rimane, in questo caso, a coprire il ruolo di comparsa. Come Benicio Del Toro in ascensore o Laura Chiatti a Milano. Figuranti di uno spettacolo che va in scena da ‘qualche parte', ovunque e in nessun luogo.


Guarda Il trailer

Mercoledì Arci: 20 sigarette

mercoledì 13 ottobre

Mercoledì ARCI
cinema San Marco Benevento

presente
20 sigarette

Un film di Aureliano Amadei. Con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini, Giorgio Colangeli, Orsetta De Rossi, Alberto Basaluzzo. Drammatico, durata 94 min. - Italia 2010. - Cinecittà Luce
20 sigarette
Senza un lavoro fisso e disoccupato sentimentalmente, Aureliano Amadei sogna il cinema. Per il momento è un giovane filmaker vicino agli interessi dei centri sociali e lontano dalle responsabilità da adulto. Quando il cineasta Stefano Rolla gli propone il ruolo di assistente per un film da girare in Iraq, accetta la proposta, prepara frettolosamente i bagagli e si avvia a intraprendere la sua personale missione. Caso e sfortuna decidono il suo destino: il 12 novembre 2003 si troverà vittima dell'attentato terroristico di Nasiriyya. Rimarrà ferito ma abbastanza vivo da tornare in Italia per raccontare la sua storia. 
Accettare che un ragazzo qualsiasi, dagli ideali ingenui e dallo sguardo scanzonato, sia coinvolto in un attacco terroristico, ci costringe a riflettere sul senso della missione italiana in Iraq. Non serve essere pacifisti per pensare che in quello strano mescolamento di disciplina militare dell'esercito e anarchia ideale di un aspirante artista sia accaduto qualcosa di indegno. La storia è vera; è talmente sentita che la regia risponde perfettamente alle esigenze di realismo dell'autore. Il tremolio delle riprese a camera a mano e l'immedesimazione costrittiva della soggettiva - scelta azzardata ma efficace – sono gli strumenti visivi adatti a restituire la tragicità del soggetto. Il risultato sorprende perchè la scelta rende corporee scene di rara crudeltà, evitando con intelligenza il rischio della retorica spettacolare tipica del piccolo schermo, così presente nei servizi giornalistici o nel finto cordoglio politico. Il legame emotivo tra spettatore e regista non si appoggia su banali trucchi di sceneggiatura ma è il risultato di un lavoro onesto che fa vibrare le corde dell'anima. E malgrado qualche chiarificazione di troppo, che si avvicina ad un'affettata didascalia da manuale (lo scontro con i militari in ospedale o la presentazione finale del libro), il film scorre sulla linea di un realismo ostinato che distrugge gli appigli di buonismo e propone l'annullamento della guerra in nome di una pace fatta, sì di contrasti, ma più vicina alla dignità delle persone. 

La colonna sonora di Louis Siciliano accompagna l'andamento narrativo con un'accurata sovrapposizione di forma e contenuto: musiche smaliziate per la vita in centro sociale e ritmi più serrati e angoscianti per quella al campo militare. Le venti sigarette del titolo, fumate con disinvoltura dal convincente Vinicio Marchioni, bruciano lo scorrere del tempo. E insieme al fumo, mozzicone dopo mozzicone, prende corpo una consapevolezza rara che dimostra l'inutilità di un militarismo sfrenato. Riflessione scontata? Forse. Ma drammaticamente indispensabile.

Guarda Il trailer

Mercoledì Arci: Il segreto dei suoi occhi

mercoledì 9 giugno 2010 

Mercoledì Arci
Il segreto dei suoi occhi
cinema San Marco

Un film di Juan José Campanella. Con Ricardo Darín, Soledad Villamil, Guillermo Francella, José Luis Gioia, Pablo Rago. Javier Godino, Carla Quevedo, Rudy Romano, Mario Alarcón, Alejandro Abelenda, Sebastián Blanco, Mariano Argento, Juan José Ortíz, Kiko Cerone, Fernando Pardo, Bárbara Palladino
Titolo originale El Secreto de Sus Ojos. Drammatico, durata 129 min. - Argentina, Spagna 2009. - Lucky Red

Benjamín Esposito è un assistente del Pubblico Ministero in pensione. Dopo una vita passata a rincorrere assassini decide di dedicarsi completamente alla stesura di un romanzo. Per farlo ripensa al vecchio caso Morales degli anni Settanta, archiviato dalla polizia negli scaffali polverosi dello stato, ma per lui rimasto sospeso in un tessuto di pensieri senza possibilità di scioglimento. La morte della ragazza, stuprata e uccisa brutalmente da un conoscente che rimarrà impunito, lascia nello sconforto Ricardo Morales, il novello marito, apparentemente tranquillo ma in fondo assetato di vendetta. Nel percorso all’indietro di Esposito, si inserisce anche l’amore per Irene, segretaria del Pubblico Ministero, sentimento nato e negato, mai vissuto.
Intrappolare Il segreto dei suoi occhi in un solo genere ben codificato sarebbe un’operazione semplicistica e fuorviante. Il film di Juan José Campanella è un thriller dalle implicazioni legali, ma è anche un’opera sentimentale sull’amore impossibile, oltre che una storia politica di denuncia morale. La complessità del racconto, tesa alla dimostrazione dell’impotenza dell’uomo di fronte alla morte, non soffoca però le emozioni ma le incanala in un ingranaggio di sequenze che svela, attraverso i dettagli, la profondità delle trepidazioni dell’anima.
L’assassinio di una giovane sposina innocente apre ferite laceranti a chi rimane in vita. E finisce per trasformarsi in un’ossessione non solo per il marito rimasto vedovo, ma anche per Esposito, in qualche modo anch’esso vedovo di un amore sfiorato ma non posseduto. Ritmato dalla presenza di fotografie rivelatrici (Eros e Thanatos negli occhi di chi è ritratto), l’andamento narrativo stempera la gravità del tema della morte, inserendo momenti di leggerezza di grande raffinatezza stilistica, dettati dall’ironia.
Gli avvenimenti si concatenano l’uno con l’altro, scorrono lungo la via del tempo, mettendo a fuoco un particolare momento storico (la dittatura militarista argentina tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta) ma, nell’operazione, si inserisce anche la volontà di rappresentare una storia piccola, tenuta in piedi da pochi personaggi, per riflettere sul comportamento umano universale.
Questo equilibrio tra privato e pubblico è la forza del film, un contenitore di emozioni che rimane nascosto dentro le mura di stanze buie e palazzi squadrati (le scene importanti sono girate in luoghi chiusi, ad esclusione del piano sequenza allo stadio), ambientazioni simboliche - prigioni più che case ospitali – che racchiudono l’ansia del vivere, in attesa di essere raccontata. Anche attraverso la scrittura di un libro. 

Mercoled' Arci :The Maid

Ubicazione: Benevento BN, Italia
mercoledì 26 maggio

Cinema San Marco
The Maid

Un film di Sebastián Silva. Con Catalina Saavedra, Claudia Celedón, Alejandro Goic, Andrea García-Huidobro, Mariana Loyola. continua» Titolo originale La Nana. Drammatico, durata 95 min. - Cile, Messico 2009. - Bolero


Raquel, una donna di 42 anni, lavora da anni come domestica per i Valdes, una famiglia benestante e numerosa, e nonostante abbia un carattere scontroso e introverso, ormai si sente parte della famiglia. I guai cominciano quando Pilar, la sua padrona, asume una seconda cameriera per aiutarla. Sentendosi minacciata, Raquel fa scappare la nuova arivata con maltrattamenti psicologici infantili e crudeli. Tuttavia, le emicranie di cui soffre Raquel peggiorano però all'improvviso e in maniera pericolosa, tanto che un giorno perde conoscenza mentre sta servendo la colazione. Mentre è ancora convalescente, Pilar assume Lucy, una cordiale ed stroversa ragazza di campagna. Lucy va molto d'accordo con l'intera famiglia, e Raquel la vede come la peggior minaccia che abbia mai avuto.


Guarda il trailer

Mercoledì Arci: Cella 211

Ubicazione: Benevento BN, Italia
mercoledì 19 maggio 2010

Cinema San Marco

Cella 211

Un film di Daniel Monzón. Con Luis Tosar, Alberto Ammann, Antonio Resines, Marta Etura, Carlos Bardem.
Manuel Morón, Luis Zahera, Vicente Romero, Fernando Soto, Jesús Carroza, Félix Cubero, Manolo Solo, Joxean Bengoetxea, Juan Carlos Mangas, David Selvas, Patxi Bisquert, Xosé Manuel Olveira 'Pico', Hilario Pino, Antonio Durán 'Morris', Jesus Del Caso, Pedro Piqueras, Suso Lista, Xavier Estévez
Titolo originale Celda 211. Azione, Ratings: Kids+16, durata 110 min. - Francia, Spagna 2009. - Bolero


Per fare buona impressione nel carcere dove ha appena trovato lavoro come secondino, Juan Oliver si presenta con un giorno d'anticipo sul primo turno di guardia. Durante la visita al braccio di massima sicurezza, un frammento di intonaco cade dal soffitto e lo colpisce sulla testa. In attesa di poterlo soccorrere, gli altri guardiani lo distendono temporaneamente nell'unica cella libera, la numero 211. In quello stesso istante, ha però inizio una rivolta organizzata dal carismatico detenuto Malamadre, che costringe il giovane guardiano inesperto a improvvisarsi credibile galeotto per riuscire a sopravvivere alla situazione e riabbracciare la moglie al sesto mese di gravidanza.
Negli ultimi anni la Spagna si è costruita un passo alla volta una solida identità legata al cinema di genere. È una tendenza inaugurata qualche anno fa da Amenábar e poi portata avanti da Alex De la Iglesia, Jaume Balagueró e Juan Antonio Bayona, che dimostra come questi cineasti conoscano talmente bene le regole del gioco da saperle riorganizzare senza stravolgerle, da riuscire a trovare un nuovo percorso di senso all'interno di un reticolo fatto di cliché. Cella 211 non ha a che fare con spiriti inquieti, case infestate o possessioni demoniache, ma con un altro dei luoghi cari al cinema popolare americano: il carcere, al cui interno Juan diviene il tipico “personaggio ordinario calato in un contesto straordinario”. La nota formula hitchcockiana si declina qui a partire da un rovesciamento che vede il personaggio principale costretto a fingersi oppositore per sopravvivere, fino a scoprirsi capo carismatico e principale motore della rivolta carceraria. Una rivolta che, come accade nel miglior cinema di genere, ha una forte connotazione politica. Argomenti come le condizioni carcerarie e la denuncia della violenza istituzionale, le questioni diplomatiche con il governo basco e la gestione dei terroristi dell'ETA, oltre al ruolo fondamentale dei media sull'opinione pubblica, vengono messi in scena senza troppe indulgenze (anzi, calcando fin troppo sulla tragicità della vicenda), e mantenendo una componente spettacolare e una progressione drammaturgica invidiabili per una stessa produzione americana.
Se è vero che tastare il polso al cinema popolare aiuta ad avere un'idea sullo stato di salute dell'intera cinematografia di una nazione, Cella 211 racconta di un cinema estremamente vivace, avvincente e complesso, anche quando gioca secondo le regole.

Mercoledì Arci: Perdona e Dimentica

Mercoledì 12 maggio

Cinema San Marco



Perdona e Dimentica
- life during wartime -


Un film di Todd Solondz. Con Shirley Henderson, Ciarán Hinds, Allison Janney, Michael Lerner, Chris Marquette. continua» Titolo originale Life During Wartime. Commedia, durata 98 min. - USA 2009. - Archibald Enterprise Film

Dieci anni dopo essere andata in frantumi, la famiglia Jordan sta ancora riassemblando i pezzi. Joy, messa in crisi dai problemi del marito Allen, va in Florida a cercare il consiglio della madre e delle sorelle: Trish, alle prese con tre figli e un nuovo incontro e Helen, incapace di trovare agio nel successo raggiunto a Hollywood. Nel frattempo, Bill, il marito di Trish, condannato per abuso di minori, esce dal carcere e si mette alla ricerca del figlio maggiore, Billy, per assicurarsi che non sia come lui, mentre il minore, Timmy, cerca di capire cos'è un uomo e qual è il confine tra amore e violenza.
Cosa comincia quando finisce la felicità? Una vita in tempo di guerra, fatta di pericoli costanti e di caduti sul campo, di traumi incancellabili e salvataggi miracolosi o casuali. Una riflessione sul perdono e sui suoi limiti, dice Todd Solondz, ma si sa che delle parole fa un uso particolare, che la sua “happiness” è una tragedia, la sua “Joy” un battesimo al sarcasmo.
Qui, come nel film di un decennio fa, comicità e dolore non sono esperienze opposte ma accezioni dello stesso vocabolo, esperienze interne alla stessa sequenza, scena, battuta. Di certo l'una non è un diversivo per l'altra: tocca arrendersi alla compresenza, non c'è via di fuga. Lo dimostrano i fantasmi (Andy, Allen), lo dicono i ritorni del rimosso (Bill), lo afferma soprattutto il lavoro di sceneggiatura e di messa in scena di Solondz, che procede volontariamente per ripetizione.
Ed è quello il suo affondo. Perché, è vero, c'è più amore oggi per i personaggi, più empatia; sempre freaks sono, alla ricerca di una normalità che non viene loro concessa e che probabilmente non esiste proprio, ma il regista non infierisce, sembra allargare il sorriso. Illumina lo scenario con il sole della Florida, dipinge le pareti di giallo (aggressivo, artificiale giallo), allarga la visione dal privato (il nucleo famigliare) al politico (gli Stati Uniti della stretta attualità) ma il suo sguardo, in fondo, non cambia. La guerra che combattono i personaggi di Solondz è ancora quella per non morire schiacciati dalla vita.
Per restare dalle parti della contraddizione in termini: una piacevolissima e spietata conferma.

Guerda il trailer

Mercoledì Arci: Departures

mercoledì 28 aprile

Cinema San Marco

Departures

Un film di Yojiro Takita. Con Masahiro Motoki, Ryoko Hirosue, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Takashi Sasano. Kimiko Yo, Tetta Sugimoto, Toru Minegishi, Tatsuo Yamada, Yukari Tachibana, Tarô Ishida, Sanae Miyata, Ryôsuke Ohtani, Mitsuyo Hoshino, Tatsuhito Okuda
Titolo originale Okuribito. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 130 min. - Giappone 2008. - Tucker Film


Dopo lo scioglimento dell'orchestra, il violoncellista Daigo (Motoki Masahiro) rimane senza lavoro e decide di ritornare al paese d'origine. Assieme alla moglie Mika (Hirosue Ryoko), docile e mansueta come poche, si trasferisce nella sua vecchia casa in campagna alle porte di Yamagata. Qui comincia a cercare lavoro e si imbatte in un annuncio interessante, raggiunge l'agenzia e scopre che i viaggi dell'inserzione non sono vacanze alle Maldive ma dipartite nel mondo dell'aldilà. Titubante all'inizio, si lascia convincere dagli insegnamenti del capo, il becchino Sasaki (Yamazaki Tsutomu), e ritrova il sorriso perso da tempo. Quando la moglie scopre l'identità del suo nuovo mestiere, scappa di casa e lo abbandona solo in paese, dove in molti cominciano a snobbarlo. Ma il destino sta nuovamente per sorprenderlo, costringendolo a fare i conti con il passato, la morte della madre e l'allontanamento precoce del padre, fuggito chissà dove e mai più rivisto.
Il rito della deposizione - la cura del nokanshi - è una tradizione giapponese, un modo prezioso per dare l'estremo saluto alla persona deceduta: la pulizia del corpo, il trucco sul viso e la vestizione sono le ultime simboliche carezze fatte alla persona cara, prima di lasciarla andar via per sempre. Quando Daigo legge l'annuncio sul giornale, viene sedotto dalla parola ‘partenze' e crede di candidarsi per un lavoro in un'agenzia di viaggi. In quel gioco equivoco di significati metaforici è racchiuso il segreto del film: la morte è un commiato, più che un semplice passaggio in un mondo altro e sconosciuto. In questo senso, il rito di nokanshi rappresenta la necessità di prepararsi alla dipartita, creando una liturgia laica, utile soprattutto a chi rimane, per impossessarsi dell'ultima delicata riconciliazione con il defunto. I vecchi rancori vengono messi da parte e la voglia di pace trova il giusto spazio e il modo per esprimersi. Il laconico capo Sasaki, interpretato con grande intensità dal raffinato attore Yamazaki Tsutomu, già alle prese con la celebrazione delle esequie in The Funeral di Juzo Itami, scardina la qualificazione macabra e tetra che solitamente accompagna il mestiere di becchino per sostituirla con una cerimonia rispettosa che, in composto e discreto silenzio, dice molto più di lunghe prediche sacerdotali.
Il rapporto con un padre assente, l'amore incondizionato per la figura materna e la difesa del valore poetico della vita sono i temi che ritmano il raggiungimento della maturità di Daigo. Il protagonista conosce così i suoi limiti, accetta di non essere un musicista talentuoso, abbandona le vecchie abitudini e scopre un'incredibile vocazione per l'arte della sepoltura. La sua rinascita spirituale supera le convenzioni sociali, e lo mette di fronte alla drammaticità della morte, in un equilibrio di tragedia compassionevole e umorismo grottesco. L'espressività del volto di Daigo, arrabbiato, sereno, disgustato e perplesso, racconta allo spettatore le fasi di accettazione della fine, intesa come corrispondenza di arrivo e partenza.
Malgrado poi la sceneggiatura scelga di sottolineare i passaggi con simbolismi semplici, un po' troppo esplicativi e chiarificatori, come la pietra regalata dal genitore che ritorna puntualmente ad ogni risoluzione di conflitti (tra padre e figlio, tra moglie e marito), il film ci accompagna per mano in un viaggio fatto di dignità e rispetto. Senza virtuosismi di macchina o eccessi estetizzanti, ci lascia, alla fine, con una conquista in più, raccontandoci emozioni e sentimenti a misura d'uomo.

Mercoledì Arci: IL PROFETA

mercoledì 21 aprile




Un film di Jacques Audiard. Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi. Jean-Philippe Ricci, Gilles Cohen, Antoine Basler, Leïla Bekhti, Pierre Leccia, Foued Nassah, Jean-Emmanuel Pagni, Frédéric Graziani, Slimane Dazi, Rabah Loucif Titolo originale Un Prophète. Drammatico, durata 150 min. - Francia, Italia 2009. - Bim

Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità.
Ciò avviene all’interno di una prigione, il cinema lo ha già raccontato altrove meglio che qui, per non parlare di come nasce un padrino. Quello che fa Audiard, nel suo film, è prendere il genere per mostrarsi infedele, instaurare con esso un doppio gioco, come fa Malik con il boss corso, stare apparentemente nelle regole ma prendersi la libertà di raccontare anche molto altro.
Malik è uno che apprende in fretta. Impara ad uccidere ma, dallo stesso crimine, impara anche che nel carcere c’è una scuola dove possono insegnargli a leggere e a scrivere. Dalla scuola apprende un metodo, grazie al quale impara da autodidatta il dialetto franco-italiano della Corsica: di fatto si procura un’arma, che obbliga il capo a tener conto di lui. Dagli arabi impara a capire cosa vogliono, dai Marsigliesi impara a trattare, da un amico, forse, imparerà a voler bene.
I compagni di galera prendono a definirlo un profeta, perché lui è quello che parla, con gli uni e con gli altri, quello che porta i messaggi dentro e fuori, che conosce la gente che può far comodo negli affari. Egli fa grandi cose, insomma; la sua via è tracciata come quella di chi ha una missione.
Ancora una storia che ruota nell’universo tanto umano quanto traditore della comunicazione, dunque, dopo quella in cui Vincent Cassel leggeva dalle labbra e quella in cui Romain Duris si affidava alle note. Qui le lingue sono almeno tre, ma è quella silenziosa del sangue che sigla gli accordi, e il potere, in questo codice, è inversamente proporzionale al numero di parole che richiede.
La critica di Audiard alla mala educazione del sistema carcerario è evidente, talvolta aspra, talvolta sarcastica (le uscite per “buona condotta”), ma non è tramite la parola che si esprime: la sua lingua è quella della regia, di cui è interprete sicuro e abile. Quello che propone allo spettatore, qui come in tutte le sue opere, è l’immersione completa nel mondo che racconta, la sospensione del pre-giudizio, lo spettacolo della complessità di un personaggio maschile. La pretesa questa volta, però, va oltre l’offerta: nonostante l’ottimo Tahar Rahim, protagonista, Un prophète si dilata oltremodo, prova qualche artificio ma non fino in fondo, sfiora emozioni interessanti che abbandona troppo in fretta, si lascia imprigionare dalla materia che vorrebbe liberare. Un film più maturo dei precedenti, ma meno comunicativo.

Mercoledì Arci: CRAZY HEARTH

mercoledi 14 aprile


Un film di Scott Cooper. Con Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Robert Duvall, Ryan Bingham, Rick Dial. Debrianna Mansini, Jerry Handy, Ryil Adamson, J. Michael Oliva, David Manzanares, Chad Brummett, Tom Bower, Beth Grant, Annie Corley, James Keane, Anna Felix, Paul Herman Drammatico, durata 112 min. - USA 2009. - 20th Century Fox



Ne ha viste di cose nella sua vita Bad Blake, cantante country dal passato illustre e il presente affumicato da sigarette e annegato negli alcolici scadenti dei locali di provincia dove si esibisce per pochi spiccioli. Ha visto 4 matrimoni, un pupillo che suonava nella sua band e ora è ricco e famoso ma al quale non intende aprire i concerti, infiniti paesaggi delle praterie texane e un numero impressionante di motel. A 56 anni suonatissimi la sua vita potrebbe finire da un momento all'altro, se non lo stronca prima la salute saranno i debiti, e a lui del resto non sembra importare molto. Almeno finchè non incontra Jean e Buddy.
Il country è una musica fatta da pochi accordi che si ripetono, nella quale non conta molto l'originalità dell'armonia quanto le parole e l'interpretazione. Come per i bluesman, un buon cantante country ha vissuto e quella vita finisce nelle canzoni. Non siamo quindi lontani da un certo modo di fare cinema ad Hollywood, dove su schemi e dinamiche che si ripetono uguali a se stessi di film in film spesso si innestano interpretazioni o variazioni in grado di fare la differenza. Così è anche per Crazy heart, modellato sul tipico racconto di caduta e ascesa in accordo al mito della seconda occasione (come avevamo già visto recentemente in The Wrestler), che pur non variando molto da quello che ci si aspetta sa incastrare il racconto di un uomo votato all'autodistruzione in un discorso più grande sulla cultura popolare americana vista attraverso la sua musica. E lo fa attraverso l'impegno e la dedizione al lavoro di un Jeff Bridges bravissimo, come sempre è, ma stavolta più in evidenza del solito.
Vedere un film del genere senza conoscere la cultura country, senza comprendere le parole delle canzoni cantate e con un doppiaggio che annulla tutto il lavoro di cesello fatto sulle inflessioni dialettali è una vera violenza nei confronti di un'opera che su questo punta per dare autenticità alla parabola di uno sfasciato tutto americano, un cantante "che fu grande" e che ora va avanti a sigarette e alcohol. Se infatti Bridges ha una faccia convincente e autentica per il proprio personaggio, intorno a sè ha un cast di attori di primo piano, facce pulite da Hollywood che stonano addosso a personaggi volgari di provincia e che non aiutano a sporcare di autentica polvere desertica questa storia scaldacuore.